QUANDO IL CORPO IMPARA A FERMARSI
Durante uno degli incontri del corso, mi è successa una cosa che mi ha fatto riflettere
profondamente sul legame tra mente, corpo e presenza.
Prima dell’inizio della meditazione avevo il battito cardiaco molto accelerato. Avevo appena
parlato davanti ad altre persone e, come spesso accade, l’ansia e l’agitazione avevano preso il
sopravvento. Parlare in pubblico, per me, significa espormi, sentirmi osservata, percepire il
corpo in tensione.
In quel momento non stavo controllando il battito in tempo reale durante la meditazione. La
curiosità è arrivata soltanto dopo la lezione, quando ho riguardato il grafico registrato dal mio
orologio. Osservandolo minuto dopo minuto, ho notato qualcosa che mi ha colpita
profondamente.
All’inizio della pratica il battito era intorno ai 109 BPM. Poi, lentamente, il grafico mostrava una
discesa graduale e costante. Dopo circa otto o nove minuti dall’inizio della meditazione, il
battito era arrivato a 54 BPM. Sullo schermo compariva persino un’indicazione che segnalava
uno stato simile al riposo profondo.
La cosa che mi ha colpita di più non è stato il numero in sé, ma vedere così chiaramente come
il corpo avesse reagito alla possibilità di fermarsi davvero. Guardando quel grafico, sembrava
quasi di osservare il passaggio da uno stato di tensione e allerta a uno stato di calma sempre
più profonda.
Viviamo spesso in una continua attivazione: pensieri veloci, emozioni trattenute,
preoccupazioni, aspettative. A volte non ci rendiamo nemmeno conto di quanto il nostro
sistema nervoso rimanga costantemente in tensione. Eppure, attraverso pochi minuti di ascolto
e presenza, il corpo sembra ricordarsi che può anche rallentare.
Quell’esperienza mi ha fatto comprendere in modo molto concreto che la meditazione non è
soltanto “stare fermi” o “svuotare la mente”, ma può diventare uno spazio reale di incontro con
sé stessi. Un momento in cui mente e corpo smettono di correre in direzioni diverse e
ritrovano, anche solo per qualche minuto, un equilibrio comune.
Da quel giorno ho iniziato a guardare la meditazione con occhi diversi: non come qualcosa di
distante o teorico, ma come un’esperienza profondamente umana, capace di creare un dialogo
autentico tra ciò che sentiamo dentro e ciò che il nostro corpo ci comunica ogni giorno.
Adriana Slupska
