Quel posto che conosciamo solo noi.

Non ci vediamo per mesi, ma il posto è sempre lo stesso.

Sempre lo stesso. Sempre lì.

Siamo in sedici ma gli irriducibili siamo sette. Sette che si sono conosciuti alla “Ragioneria”(anni73-78), che hanno fatto l’esame di maturità insieme, che hanno affrontato le prime delusioni d’amore con le stesse risate. Da quando Biagio è andato in Canada ciascuno è sulla propria strada: qualcuno è rimasto in città, qualcuno ha una famiglia, altri cambiano lavoro ogni due anni. Eppure non si sa come ci ritroviamo sempre . A volte alla pizzeria, “Bella napoli”. Altri giorni con un aperitivo improvvisato, deciso all’ultimo su WhatsApp.

Sempre lo stesso posto, sempre lo stesso momento.

La cosa strana è quello che accade nei primi cinque minuti.

Non importa quanto tempo sia passato. O quanto siamo impegnati adesso. Appena ci sediamo insieme, la distanza svanisce. Non c’è imbarazzo. Nè quel disagio che ti prende quando rivedi qualcuno dopo anni. C’è solo una naturalezza assurda, una semplicità che quasi ti disarma.

E alla fine della serata, diciamo sempre la stessa frase:

“Che bello, sembra che il tempo non sia mai passato.” Lo diciamo da anni. Come se fosse una verità. Pensavamo che fosse merito dei ricordi. Delle copie di ragioneria o tecnica bancaria sull’ultimo banco. Dei viaggi in macchina durante l’estate della maturità. Delle prime delusioni d’amore affrontate insieme.

Da quando mi sono dedicato alla filosofia pratica, ho cominciato a chiedermi:

È davvero solo nostalgia? La risposta è no.

La memoria alla fine svanisce e i dettagli sfumano. Anche le nostre idee – quelle politiche, morali o personali – sono cambiate radicalmente rispetto a quando avevamo vent’anni. Se fossimo legati solo alle opinioni o al passato, oggi avremmo ben poco da dirci quando ci sediamo a quel tavolo. C’è qualcos’altro sotto, qualcosa di profondo, emotivo e profondamente umano che ci tiene uniti e che non sta nei ricordi o nelle idee, ma dentro di noi. È quello che potremmo chiamare un terreno comune

Cosa è veramente il “terreno comune”? Nel linguaggio quotidiano, usiamo l’espressione “avere un terreno comune” per indicare ciò che condividiamo in superficie. Un hobby, un gusto musicale, un’idea simile sul mondo. Quando parliamo con qualcuno, cerchiamo subito quegli elementi comuni per sentirci vicini.

La vita però ci insegna che il vero terreno comune non è un elenco di punti in comune.

Se fosse così, basterebbe cambiare idea per distruggere un’amicizia. Basterebbe un cambiamento di opinione, un’idea diversa, e il rapporto finisce. Il vero terreno comune non è lì. Né nei ricordi e, nè nelle opinioni. Il vero terreno comune è un luogo dentro di noi.

Quando ti ritrovi davanti a un amico vero, di quelli storici, ti viene da pensare che il bello di quel legame dipenda tutto da come è fatto lui – dal suo carattere, dalla battuta sempre pronta o da quella sua naturale gentilezza. Ma la verità è che l’altro fa solo da detonatore. È come una chiave che ti gira nella toppa e ti apre una porta. Solo che la stanza in cui entri alla fine non è a casa sua, è dentro di te. È una specie di spazio libero dove puoi finalmente mollare i freni, dove non serve difendersi da niente, non devi indossare nessuna maschera e, soprattutto, non hai l’ansia di dover dimostrare quanto vali. La vera sorpresa sta tutta qui: un’amicizia del genere non ti serve tanto a capire come sono fatti gli altri, ma a ricordarti chi sei tu quando puoi permetterti il lusso di essere semplicemente te stesso.

Quel posto che conosciamo solo noi lo abbiamo sempre avuto, solo che non sapevamo di averlo. Lo scopriamo solo quando ci sediamo lì insieme, il tempo svanisce, la distanza si annulla e il mondo intorno si ferma un attimo. Ci si sente quasi come se non fossimo mai andati via.

Allora perché, se questo spazio esiste ed è sempre disponibile, alcune relazioni diventano così pesanti? Perché anche le amicizie più lunghe a volte si incrinano? Le cose si complicano quando smettiamo di frequentare quel terreno comune e iniziamo a cercare qualcosa per noi stessi nella relazione, usando gli altri per riempire i nostri vuoti o per confermare le nostre idee.

Quando entrano in gioco aspettative, giudizi o bisogno di controllo, il terreno fertile dell’incontro si trasforma in un territorio recintato. L’altro smette di essere qualcuno da incontrare liberamente e diventa uno strumento per i nostri bisogni. Nascono allora risentimenti, gelosie, e quella sensazione che “l’altro è cambiato”.

In questi momenti, la filosofia pratica non ci dice di fare discussioni infinite o di analizzare ogni piccolo malinteso. Ci suggerisce semplicemente di fare un passo indietro e guardare dentro. Ritornare al terreno comune significa ritrovare in noi quell’atteggiamento di rispetto, ascolto e silenzio da cui la relazione è nata.

Un piccolo esercizio per i prossimi giorni:

Per noi la filosofia non è un insieme di concetti letti sui libri bensì una disciplina viva, da mettere alla prova mentre facciamo la spesa, mentre lavoriamo, e soprattutto quando siamo con persone a cui vogliamo bene.

La prossima volta che ti ritroverai a prendere un caffè con un amico storico o a cenare con qualcuno che fa parte della tua vita, prova a fare un piccolo esercizio.

Non fermarti solo alle parole che vi scambiate o alle cose da fare. Prova a notare il clima che si crea tra voi. Fai attenzione a quel senso di agio, a quella comprensione spontanea che nasce quando non stai chiedendo nulla all’altro, ma sei semplicemente presente.

Riconoscere quel clima significa toccare con mano il terreno comune. Ci ricorda che, sotto tutte le differenze, non siamo individui isolati che cercano faticosamente di capirsi. Siamo persone che condividono già la stessa umanità profonda.

Luigi Congi

 

2026-10-22T11:35:20+02:00

ABOUT US

Vestibulum nec velit ante. Praesent dignissim interdum est, in lacinia elit pretium nec. Aliquam erat volutpat. Fusce laoreet mi leo. Vestibulum nec velit ante. Praesent dignissim interdum est, in lacinia elit pretium nec. Aliquam erat volutpat. Fusce laoreet mi leo.

Recent Works

Go to Top